Il caso “Viviana e Gioele”, probabile opposizione all’archiviazione

Dal 3 agosto del 2020 di Viviana Parisi e del figlioletto Gioele non vi è stata più traccia a Venetico, in provincia di Messina. Poi Viviana Parisi è stata rinvenuta cadavere ai piedi di un traliccio dell’alta tensione l’8 agosto, e a circa 800 metri di distanza, in linea d’aria, furono ritrovati i resti dilaniati, da animali selvatici, del piccolo di 4 anni. Ebbene, lo scorso 28 luglio il procuratore di Patti, Angelo Cavallo, ha chiesto al Tribunale l’archiviazione del caso perché la Procura ritiene – “con assoluta certezza, ha scritto il procuratore – che si sia trattato di un omicidio-suicidio, ovvero la donna, in precario stato di salute mentale perché afflitta da manie di persecuzione, avrebbe ucciso il figlio, e poi si sarebbe suicidata”. Adesso annuncia che è in corso di valutazione un’opposizione all’archiviazione l’avvocato Pietro Venuti, uno dei legali di Daniele Mondello, padre di Gioele e marito di Viviana Parisi. Venuti afferma: “Stiamo ancora studiando le carte della richiesta di archiviazione presentata dalla Procura di Patti ma faremo richiesta di opposizione: ci sono molti elementi che non ci convincono nella tesi dei pubblici ministeri. Noi avevano chiesto altre analisi e altri esami. Non ci fermeremo qui e cercheremo di andare fino in fondo per conoscere la verità”. Agli atti dell’inchiesta vi è anche la testimonianza di un sacerdote di Venetico, che ha raccontato: “Vidi qualche tempo prima Viviana due volte, da sola, ferma davanti la chiesa mentre leggeva ad alta voce brani della bibbia, almeno per un’ora. Viviana prima di salire sull’ambulanza mi disse: E’ arrivato il tempo dell’apocalisse”.

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